Supermercato delle armi

Supermercato delle armi

Di Paolo Bernasconi – Christchurch: con un solo fucile semiautomatico, una strage di cinquanta persone. Reazione immediata del Parlamento della Nuova Zelanda: divieto di vendita di fucili semiautomatici. Infatti, era stata dimostrata la facilità con cui si può trasformare un fucile semiautomatico, acquistabile legalmente in negozio, in un fucile a raffica. È lo stesso divieto che il Parlamento svizzero decise mediante la nuova legge sulle armi in votazione il 19 maggio. È lo stesso divieto necessario per evitare che un diciottenne possa entrare in possesso di un’arma da guerra tipo Kalashnikov AK 47, trovato in possesso, il maggio scorso, dello studente della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona, arrestato dalla polizia in prevenzione di gravi disastri.

Di armi da fuoco, tutte acquistate in negozio in Svizzera, la polizia gliene aveva sequestrate ben 17. Le lacune del supermercato svizzero delle armi sono ben conosciute da anni. Le conoscono specialmente i criminali operativi sia in Svizzera che all’estero: sanno che basta trovare un intermediario incensurato o un collezionista compiacente. Ciò è stato dimostrato da numerose inchieste italo-svizzere della polizia contro mafia, camorra e ’ndrangheta calabrese, comprese quelle che operano vicino al confine ticinese.

Sono le autorità giudiziarie e di polizia italiane che, collaborando con quelle ticinesi, precisano fra l’altro: “La criminalità calabrese si rifornisce in Svizzera poiché la ritiene un canale di approvvigionamento per così dire più tranquillo… Perché nella Confederazione le armi sono vendute liberamente. Basta quindi trovare un prestanome compiacente, qualche armiere non troppo scrupoloso e il gioco è fatto. È la legge svizzera che non le considera armi da guerra perché i modelli in commercio sparano soltanto colpi singoli, non a raffica. Ma basta una piccola modifica da parte degli armieri della malavita e la potenza di fuoco di quei fucili aumenta immediatamente“.

I cacciatori e i tiratori svizzeri non hanno nulla da temere dalla nuova legge: nessuno va a caccia o allo stand di tiro armato di fucili che possono sparare anche a raffica. Sono i venditori di armi che raccolgono soldi per sostenere la campagna dei referendisti contro la nuova legge; distribuiscono false notizie per non perdere possibilità di guadagno. I guadagni dovuti alla vendita di fucili semiautomatici mettono a rischio la vita delle persone, in primo luogo la vita degli agenti di polizia e di tutti coloro che lavorano sul confine per fermare i rapinatori e i terroristi. Il prossimo 19 maggio, senza esitazione, votiamo Sì alla nuova legge federale sulle armi.

Opinione di Paolo Bernasconi

Pubblicata su La Regione, 27 aprile 2019