Il voto sulle armi e l’Unione europea

Il voto sulle armi e l’Unione europea

Di Manuele Bertoli –  La modesta restrizione inerente all’uso delle armi su cui voteremo il 19 maggio è un piccolo passo verso qualcosa che dovremmo tutti vedere con favore, ovvero il maggior controllo su questi strumenti pericolosi. Se c’è qualcuno che ama usare le armi al poligono di tiro, rispettivamente collezionarle, ben per lui, ma queste sono attività che non vengono in nessun modo ostacolate dalla riforma in votazione e che devono essere, giustamente, ben controllate, perché una società con meno armi in circolazione è una società più sicura.

Potremmo finire qui, nel segno del «tanto rumore per nulla». La campagna ha però tirato in ballo anche l’Unione europea, sbandierata dai contrari alla riforma come il grande nemico che ci impone questo e quello per cercare di trasformare questo voto in qualcosa di più grande. In realtà va ricordato che sono stati gli svizzeri ad aver democraticamente deciso di aderire al trattato Schengen/Dublino, adesione che non era obbligatoria, che non è stata imposta da nessuno, ma era semplicemente nell’interesse della Svizzera e dei suoi cittadini. Non c’è stato nessun diktat allora, quando si trattò di aderire al trattato, come non c’è questa volta. Ogni contratto può essere sottoscritto o meno, mantenuto o disdetto, bisogna solo sapere cosa si guadagna e cosa si perde.

E in questo caso, qualora si decidesse per il no, a fronte di una cosa già di per sé negativa, come il mantenimento di una maggior libertà per la circolazione delle armi, ne avremmo una anche peggiore, ovvero l’uscita da Schengen/Dublino. Perché questa sarebbe la conseguenza pratica di una vittoria dei referendisti: meno sicurezza per tutti, la quasi impossibilità di collaborare internazionalmente grazie alla banca dati centrale che collega tutti i Paesi aderenti, e il mantenimento di un regime troppo libero per le armi che non è nell’interesse di nessuno.

Tutti motivi per dire sì il prossimo 19 maggio: per un Paese che vuole controllare le armi al suo interno e vuole continuare a collaborare efficacemente con quelli vicini in ambito di sicurezza contro il crimine.

Opinione di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato

Pubblicato su Corriere del Ticino, 06.05.2019