Ancora di sicurezza e tradizioni svizzere

Ancora di sicurezza e tradizioni svizzere

Di Mario BrandaRicordo l’attentato nel 2015 al teatro Bataclan di Parigi condotto con fucili per il tiro a raffica e quello, con uguali mezzi, sui Champs-Elysées nel 2017. Tanti morti. Rammento un anno fa l’impressione suscitata in Ticino dal ragazzo sospettato di aver progettato un attentato alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. E ricordo, di quella storia, l’immagine, pubblicata sui nostri media, tolta dal suo profilo Facebook, del giovane che imbracciava un kalashnikov accompagnata dalla notizia dell’arsenale trovato in casa sua. E la logica domanda: ma dove le aveva trovate tutte quelle armi? Rispondendo a un’interpellanza di Matteo Quadranti, il Consiglio di Stato spiegò che le aveva acquistate da armaioli svizzeri. Da magistrato prima e da sindaco poi, ma anche da semplice cittadino, ho sempre considerato la sicurezza un elemento basilare della qualità di vita di un Paese, anche del nostro. Quando manca, la sicurezza, è difficile pensare e discutere serenamente d’altro.

La sicurezza richiede attenzione e sensibilità a più livelli, in più ambiti: sociale, culturale ma anche istituzionale. È la ragione per cui vogliamo Corpi di polizia con agenti ben formati, in numero sufficiente e dotati delle risorse per svolgere nel migliore dei modi il loro difficile compito. Ma sicurezza, lo sappiamo, è anche prevenzione. Ed allora mi tornano incomprensibili le obiezioni alla prospettata modifica della legge federale sulle armi in votazione il prossimo 19 maggio. Modifiche che in tutta Europa ma anche da noi sono intese a fare in modo che l’accesso ad armi semiautomatiche – per intenderci fucili e pistole mitragliatrici(!) – sia reso più difficile e, in ogni caso, più sorvegliabile (dalla polizia!).

I referendisti sostengono che tali limitazioni siano contrarie a usi e consuetudini elvetiche. Teniamo tutti in alta considerazione la storia e le tradizioni del nostro Paese. Sono fiero che Bellinzona tra quattro anni possa ospitare la Festa federale di musica popolare: migliaia di gruppi musicali giungeranno da noi da ogni angolo del Paese e ci arricchiranno con i propri costumi e le proprie tradizioni musicali. Non riesco invece a capire – ed è la ragione per cui spero che i cittadini svizzeri votino “Sì” alla proposta di modifica legislativa il prossimo 19 maggio – cosa c’entrino con le nostre radicate tradizioni i Kalashnikov e tutte le armi da sparo con caricatori “ad alta capacità di colpi e di fuoco letale!”.

Opinione di Mario Branda, sindaco di Bellinzona

Articolo apparso su La Regione, 04.05.2019