Sicurezza europea, svizzera, armi, Schengen e Dublino

Sicurezza europea, svizzera, armi, Schengen e Dublino

Di Niccolò Salvioni – La votazione del 19 maggio p.v. verte ad accettare determinate nuove limitazioni all’utilizzo di armi da fuoco in Svizzera rispetto alla Direttiva 91/477/Cee. Gli attentati terroristici verificatisi anche in Europa, hanno portato l’Unione europea a restringere le disposizioni relative al diritto all’acquisto e detenzione d’armi, mediante nuove misure contenute ora nella Direttiva (Ue) 2017/853.

Tra queste, vanno annoverate la definizione di “caricatori ad alta capacità” e il divieto di possesso anche di armi da fuoco semi-automatiche dotate di caricatori ad alta capacità.

Le misure di attuazione della Direttiva Ue 2017/853 proposte dalla Confederazione sarebbero attuabili senza particolare sforzo da parte degli interessati al tiro e i Cantoni, che si troverebbero a dovere gestire (…)

(…) i cambiamenti proposti. L’attuazione di tali misure determinerebbe un aumento di sicurezza per la popolazione, ritenuto che il numero di armi automatiche in circolazione con caricatore ad alta capacità diminuirebbe e che queste ultime risulterebbero maggiormente controllate e tracciabili. Inoltre, la necessità di un utilizzo periodico delle stesse da parte dei proprietari genererebbe un aumento di membri delle associazioni di tiro sportivo e al contempo della frequentazione dei relativi poligoni di tiro.

L’art. 7 cpv. 4 dell’Accordo di associazione Schengen (Aas) prevede che, qualora la Svizzera notifichi la decisione di non accettare il contenuto di un atto o di un provvedimento come appunto la Direttiva 91/477/Cee successive, l’Aas non è più applicabile e viene dunque avviata una procedura che conduce automaticamente alla cessazione dell’Aas, a meno che il comitato misto non decida altrimenti in modo unanime. Lo stesso vale anche in caso di una trasposizione puntuale ma incompleta o insufficiente (ossia incompatibile con Schengen) da parte della Svizzera. In caso di controversia, la procedura per dirimere le controversie (art. 10 Aas) condurrà allo stesso risultato, ossia alla cessazione automatica della cooperazione Schengen, a meno che il comitato misto non decida altrimenti in modo unanime entro il termine previsto. In entrambi i casi la cessazione dell’Aas comporta de lege anche la cessazione della cooperazione Dublino (art. 15 par. 4 Aas; art. 14 par. 2 dell’Accordo di associazione a Dublino – Aad). Decadendo Dublino, la Svizzera si troverà in serie difficoltà a controllare il flusso di migranti ai propri confini, non potendoli più rinviare negli Stati di prima registrazione.

La cessazione degli Accordi di Schengen/Dublino comporterebbero gravi ripercussioni negative per la Svizzera: tali ripercussioni non riguarderebbero soltanto i piani operativi di sicurezza per la polizia, giudiziari per le indagini e di gestione della migrazione. La Svizzera trae attualmente grande vantaggio dall’associazione Schengen, anche sul piano economico.

Per questi motivi, soppesando gli argomenti opposti, ritengo che votare sì alla proposta dell’Assemblea federale di modifica della legge svizzera sulle armi sia giudizioso. Votando no, creeremmo dei grossi problemi al Consiglio federale, oltre a formare le basi per una cessazione delle cooperazioni Schengen/Dublino, con rischio di grave danno all’economia del paese.

Pubblicato su La Regione, 9 maggio 2019