Meno fucili e pistole più sicurezza

Meno fucili e pistole più sicurezza

Di Marco Mona – Negli anni 80 quando c‘era ancora la mitica Swissair atterrando in Nuova Zelanda la simpatica hostess diceva «Spostate indietro il vostro orologio, stiamo arrivando nella Svizzera di 25 anni fa». Paese lindo e pulito, dove tutti si conoscono o quasi, un cittadino su tre possiede un’arma da fuoco. Un idillio dal quale si è brutalmente svegliata il 15 marzo di quest’anno con il massacro di Christchurch. Cinquantuno le vittime, soprattutto anziani, donne e alcuni bambini uccisi a sangue freddo con armi automatiche da un fanatico suprematista bianco venuto dall’Australia perché in Nuova Zelanda ha potuto procurarsele senza problemi. Tempo tre settimane la coraggiosa prima ministra Jacinta Ardern ha fatto passare in parlamento la legge che vieta la vendita di armi semi-automatiche e fucili d’assalto con un voto storico, 119 sì – 1 contrario. Chi ne possiede può restituirle o ottenere una autorizzazione previo controllo. Da noi in Svizzera abbiamo ora la possibilità di procedere ad un passo più meno analogo per aumentare la nostra sicurezza, evitare gli abusi o il facile accesso ad armi letali a potenziali criminali o terroristi senza aver subito il trauma (e diciamoci davvero fortunati) della Nuova Zelanda. La nuova legge federale sulle armi è una proposta sensata, creata con l’attiva collaborazione delle autorità federali e tiene conto in maniera coerente delle tradizioni particolari svizzere di tiro e di uso delle armi. Effettivamente sono pochi coloro che ne subiranno delle conseguenze: la legge non tocca i diritti dei membri dell’esercito, dei cacciatori, di tiratori sportivi, proprietari di armi già registrate o di collezionisti. Per loro non cambia niente. Sono toccati in maniera minima i detentori di armi semiautomatiche non registrate: dovranno registrarle entro tre anni. Tiratori membri di una società di tiro che usano regolarmente armi semiautomatiche, dovranno soltanto fornire ogni cinque o dieci anni la prova di appartenenza alla società. E nemmeno per produttori o commercianti di armi vi sono delle conseguenze pesanti salvo l’obbligo di contrassegnare le parti essenziali dell’arma da fuoco. Rimangono soltanto le persone che non fanno parte di una società di tiro, che non sono collezionisti e che non esercitano regolarmente lo sport: loro non potranno acquistare armi semiautomatiche. Non c’è nessuna ragione per non votare sì il 19 maggio: meno armi automatiche non registrate più sicurezza.

Pubblicato sul Corriere del Ticino, 15 maggio 2019