Rafforzare la protezione dalla violenza armata

Rafforzare la protezione dalla violenza armata

Di Manon Schick Le armi da fuoco uccidono. Sembra lapalissiano dirlo, ma è necessario ricordarlo nell’ambito della votazione del 19 maggio sulla revisione della Legge sulle armi. E poiché le armi non sono dei giocattoli è fondamentale limitarne la circolazione. È necessario assicurarsi che l’accesso alle armi semi-automatiche, che hanno permesso attacchi sanguinari negli scorsi anni in Europa e negli Stati Uniti, sia limitato alle forze di polizia e all’esercito. Queste armi devono essere accessibili ai tiratori e alle tiratrici sportivi solo se questi possono dimostrare di allenarsi regolarmente e di partecipare alle competizioni. Chi si oppone a questa legge tenta di farci credere che gli appassionati di tiro sportivo, i collezionisti di vecchi moschettoni o i soldati saranno penalizzati dalla nuova legislazione. Questo è semplicemente falso: la Svizzera ha negoziato delle eccezioni nell’applicazione della direttiva. I detentori di armi le dovranno semplicemente registrate o presentare l’attestazione di un club di tiro per continuare a tenerle in casa. Ma perché limitare l’accesso alle armi da fuoco?

Perché l’esperienza degli ultimi decenni dimostra che più la Svizzera si muove in questo senso, minore è il numero di suicidi e di omicidi con arma da fuoco. Nel 1998 si recensivano 460 vittime di violenza armata: una cifra oggi dimezzata. Ora, grazie all’introduzione della Legge federale sulle armi nel 1999 e ai numerosi miglioramenti introdotti nella nostra legislazione, si contano “solo” 200 vittime all’anno. Ma si tratta comunque di 200 vittime di troppo. Un inasprimento della nostra legge è necessario e poiché l’Unione Europea ha rivisto la propria direttiva sulle armi per meglio controllare la detenzione di armi leggere da parte dei privati, la Svizzera ha l’occasione di fare lo stesso.

Un miliardo di armi da fuoco è attualmente in circolazione nel mondo. L’85% di queste è in mano ai civili. Inoltre mezzo milione di persone è ucciso ogni anno da queste armi. È fondamentale meglio controllare le armi e il loro commercio, a livello nazionale e internazionale.

In alcuni paesi la violenza causata dalle armi da fuoco ha degli effetti tragici. Negli Stati Uniti, nel 2016, oltre 38’000 persone sono state uccise e 116’000 sono state ferite da armi da fuoco. Questo rappresenta in media 104 persone uccise al giorno. Il governo statunitense privilegia la detenzione di armi da fuoco a scapito dei diritti fondamentali e della sicurezza dei suoi cittadini. La Svizzera ha l’occasione di rafforzare la protezione delle proprie cittadini e dei propri cittadini contro la violenza armata. Non lasciamoci scappare questa opportunità e votiamo “sì” alla nuova legge sulle armi.

Opinione di Manon Schick, direttrice Amnesty International Svizzera

Apparso su La Regione, 07.05.2019

Sulle armi una restrizione di buon senso

Sulle armi una restrizione di buon senso

Di Morena FerrariSi potrebbe pensare che le armi da fuoco non siano cose da donne. Infatti, ce ne sono poche che vanno a caccia e poche nei poligoni di tiro. Ma quando guardiamo gli spaventosi fucili da guerra esposti nelle vetrine dei negozi degli armaioli nelle città svizzere, allora non possiamo rimanere indifferenti. La nuova legge federale che dobbiamo approvare nella prossima votazione popolare prevede finalmente il divieto di comperare i fucili che possono sparare a raffica. Già oggi si possono comperare fucili che contengono 20 cartucce in un caricatore, però devono essere modificati in modo da non poter sparare a raffica.

Per quanto io non armeggi armi, mi è stato spiegato che è facilissimo togliere questo congegno e quindi usare questo fucile come un normalissimo fucile d’assalto. Con tutto quello che succede e sta succedendo nel mondo ma anche dalle nostre parti, come donna, come politico e soprattutto come cittadina, sento il dovere di porre un freno, o quanto meno un atto di prevenzione verso la crescente violenza. Preferisco proibire fucili piuttosto che sottoscrivere uno Stato poliziesco. Rabbrividisco ricordando le stragi commesse da individui solitari usando fucili a raffica. Vi ricordate la strage al Gran Consiglio di Zugo? Furono uccisi 14 politici con il fucile mitragliatore da un solo uomo. Vi ricordate anche la probabile strage sventata alla Scuola di commercio di Bellinzona lo scorso mese di maggio? Tutte le armi sequestrate in casa di un ragazzo appena maggiorenne erano state vendute liberamente (bella libertà!) in negozi di armaioli in Svizzera.

Nessuna donna svizzera si sentirà disarmata dalla nuova legge che impedisce ai criminali di rifornirsi di armi da guerra presso gli armaioli svizzeri. Non sono in pericolo le nostre tradizioni (che il tiro sia uno sport di massa in Svizzera al giorno d’oggi ho qualche dubbio), non la nostra identità, ma la protezione della vita e della nostra serenità. I segnali di pericolo ci sono tutti: gli USA insegnano. I cacciatori potranno ancora andare a caccia, i tiratori sportivi potranno ancora esercitare così come le gare di tiro non saranno messe al bando e i soldati possono tenersi a casa il loro fucile.

È una misura di buon senso che, non da ultimo, mantiene quegli accordi che ci permettono di svolgere al meglio le collaborazioni in materia di sicurezza, politica d’asilo, turismo ed economia. Perciò raccomando di votare sì e di far votare sì alla nuova legge federale in votazione il 19 maggio.

Opinione di Morena Ferrari Gamba, vicepresidente del PLR di Lugano e consigliera comunale a Lugano
Lettera pubblicata su Corriere del Ticino, 30 aprile 2019

MENO MITRAGLIATORI, MENO CRIMINALI

MENO MITRAGLIATORI, MENO CRIMINALI

Di Paolo Bernasconi – Un Kalashnikov in mano a un diciottenne, a Bellinzona. Venne arrestato, il maggio scorso, poiché accusato di mettere in pericolo i compagni della Scuola cantonale di commercio, utilizzando le sue armi da fuoco. Gliene vennero sequestrate 17, tutte comperate in negozi svizzeri. Persino un fucile del tipo AK-47 (come conferma il Consiglio di Stato il 27 giugno 2018). Si tratta della replica, ben funzionante, del Kalashnikov, una delle più temibili armi da guerra. Basta un cacciavite e spara anche a raffica. «In Svizzera le armi si comprano come le caramelle», dichiarò il pluriricercato Francesco Denaro, davanti alla Commissione parlamentare antimafia.

Nel marzo scorso la polizia di San Gallo sequestrò 280 pistole e fucili mitragliatori, munizioni, silenziatori e 1.300.000 franchi. Nel settembre 2015 vennero arrestate 25 persone della cosca Ferrazzo di Mesoraca, sequestrando fucili mitragliatori comperati in Svizzera: nelle loro intercettazioni parlavano chiaramente di come pistole e fucili provenissero dalla Svizzera. Nel luglio 2016 venne arrestato, in Francia, di rientro dalla Svizzera con tre pistole, il fornitore di armi di clan criminali marsigliesi. Poi, nel giugno scorso, venne arrestato un funzionario di polizia del Canton Svitto, accusato di commercio via darknet, al quale venne sequestrato un vero arsenale.

Una lista che potrebbe continuare ancora a lungo, nel passato e nel futuro. Ma per fermare questi abusi criminali il Parlamento svizzero prevede ora il divieto di commercio di armi semiautomatiche. Infatti si possono troppo facilmente modificare in armi per il tiro a raffica. Vietate anche quelle accorciabili, perché facili da nascondere sotto la giacca. Tutta roba prediletta anche da chi vuole usarle per minacce, sparatorie e altri scopi criminali.

Il Consiglio federale, i responsabili di giustizia e polizia federale e cantonale, tutti approvano la nuova legge federale sulle armi. Restrizione della libertà, ma soltanto quella dei criminali. Inoltre, sarà vietato sparare con armi a raffica. Ovviamente, la nuova legge esclude esplicitamente qualsiasi divieto a carico del tiro sportivo e della caccia (articolo 5 cpv. 4 e 5). I militari potranno tenersi ancora in casa l’arma di ordinanza (art. 5 cpv.1 let. b). Votiamo sì per la nuova legge federale: meno mitragliatori, meno criminali, meno vittime, meno pericoli per poliziotti e doganieri.

Paolo Bernasconi, già procuratore pubblico

Lettera pubblicata sul CdT venerdì 26 aprile 2019