Neutralità: l’unica cosa veramente in ballo sono interessi squisitamente privati. Ancora una volta andiamo a votare per quelli. Andrebbe cambiato il motto sulla cupola a Palazzo federale
In sintesi:
- Non è un caso se l’iniziativa sia stata messa in moto subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina
- Partiti così attenti alla nostra sovranità vogliono che la decisione di imporre sanzioni o di non farlo sia soggetta a diritto di veto di altri Stati
- Saremo fortunati se non verremo additati come Stato canaglia a nostra volta
Tra poco meno di due settimane andremo a votare sull’iniziativa per la neutralità. L’iniziativa chiede di inserire nella Costituzione che la Svizzera sia dotata di una neutralità permanente e armata (come ora), non aderisca ad alleanze militari (come ora), non partecipi a scontri militari tra Stati terzi (come ora) e non adotti sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, fatta eccezione per quelle decise dall’Onu (novità). Questo garantirebbe secondo gli iniziativisti alla Svizzera di poter offrire i propri “buoni uffici” in qualità di mediatore. L’Onu ha 5 membri permanenti che hanno diritto di veto. Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Dall’annessione russa della Crimea, la Russia ha esercitato il diritto di veto in diverse risoluzioni riguardanti l’Ucraina impedendone l’adozione, nonostante la maggioranza dei membri del Consiglio di sicurezza fosse a favore. Quindi, dire che bisogna aderire solo alle sanzioni Onu, in definitiva è un modo elegante di dire che non si vogliono sanzioni se non c’è di mezzo l’Isis. Non è un caso che l’iniziativa sia stata messa in moto subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il volto dell’iniziativa sia Christoph Blocher. Dallo scoppio della guerra, gli stabilimenti russi di Ems-Chemie, di proprietà della famiglia Blocher, hanno continuato a operare come se niente fosse. Secondo un’inchiesta del portale Republik.ch, tra i loro clienti figuravano quattro aziende russe sottoposte a sanzioni svizzere ed europee per i loro legami con la produzione bellica russa. Le due società russe della famiglia Blocher hanno versato dividendi alla casa madre per più di due milioni l’anno. Blocher è il maggior finanziatore della campagna per l’iniziativa: ha messo infatti di tasca sua due dei 3,8 milioni dichiarati per la campagna (più del doppio di quanto a disposizione dei contrari). A essere cinici si potrebbe quindi far notare come i soldi che sono serviti a tappezzare la nazione di colombe della pace arrivino con ogni probabilità anche da profitti derivati dall’invasione russa in Ucraina. Attualmente la Svizzera decide in modo indipendente se e come sanzionare Stati che violano il diritto internazionale. Certo, per la maggior parte lo fa applicando le stesse sanzioni di altri Stati europei, ma lo fa per un motivo molto semplice: non farlo equivarrebbe a fornire una scappatoia. È quindi perlomeno curioso che partiti così attenti alla nostra sovranità vogliano che la decisione di imporre sanzioni o di non farlo sia soggetta a diritto di veto di Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito, rimettendo così la nostra autonomia decisionale completamente nelle mani di altri. E che dire dei buoni uffici? Quale capacità di mediazione credete ci potrà dare nella comunità internazionale il fatto di diventare un centro per l’elusione di sanzioni di tutti quelli che commettono crimini di guerra? Quanto saremo credibili come mediatori neutrali quando verremo semplicemente visti come facilitatori dei peggio galantuomini sulla faccia della terra? Saremo fortunati se non verremo additati come Stato canaglia a nostra volta. Quello dei buoni uffici da preservare è solo uno dei tanti argomenti fantoccio di un’iniziativa che ha come propaganda pretestuosi richiami alla pace e ridicolaggini basate sulla paura, come trasformare Piazza federale in un cimitero militare o andare in Tv ad affermare che se non passa l’iniziativa “i vostri figli andranno in guerra”. L’unica cosa veramente in ballo sono interessi squisitamente privati. Ancora una volta andiamo a votare per quelli. Va cambiato il motto sulla cupola a Palazzo federale: ‘Uno per tutti. Tutti per Blocher’
Francesco Sottobosco
14 settembre 2026
Fonte: https://www.laregione.ch/opinioni/commento/1949883/iniziativa-sanzioni-stati-blocher-omnes