Non è una votazione su neutralità o NATO

Non è una votazione su neutralità o NATO

Il 27 settembre non voteremo se la Svizzera debba o meno essere neutrale: lo è e continuerà ad esserlo, indipendentemente dall’esito della votazione. E non voteremo nemmeno sull’adesione alla NATO. Vale la pena ribadirlo, perché la campagna sull’iniziativa per la neutralità rischia di creare esattamente questa impressione: da una parte chi vuole difendere la neutralità svizzera, dall’altra chi vorrebbe abbandonarla e avvicinare il nostro Paese alla NATO.

È una contrapposizione suggestiva, una geniale trovata da campagna di votazione, ma sbagliata nei fatti. La neutralità svizzera esiste oggi, è riconosciuta internazionalmente ed è ancora ancorata nel nostro ordinamento giuridico. La domanda sulla quale voteremo è un’altra: vogliamo iscrivere nella Costituzione una definizione molto più rigida di quanto preveda il diritto vigente e limitare così il margine di manovra della Svizzera?

L’iniziativa vuole limitare fortemente la possibilità della Svizzera di adottare sanzioni contro Stati belligeranti, ammettendo sostanzialmente solo quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Significherebbe nei fatti rinunciare volontariamente a una parte della nostra libertà d’azione in politica estera e renderla dipendente dalle cinque potenze permanenti del Consiglio di sicurezza, Russia e Stati Uniti compresi, che dispongono del diritto di veto.

È anche sulla NATO vale la pena essere chiari. Si può essere contrari all’adesione della Svizzera alla NATO — io lo sono — e allo stesso tempo respingere questa iniziativa. Tra entrare in un’alleanza militare e legarsi le mani in politica estera c’è un grande spazio. È proprio lì che una Svizzera neutrale deve poter decidere autonomamente come difendere i propri interessi.

Il mondo nel quale la neutralità svizzera deve funzionare è diventato più instabile. La guerra in Europa, le tensioni tra grandi potenze, l’indebolimento del multilateralismo e del diritto internazionale, la guerra digitale rendono più difficile prevedere quali crisi dovremo affrontare tra dieci o vent’anni. È quindi singolare scegliere proprio questo momento per stabilire nella Costituzione quali strumenti un futuro Consiglio federale e un futuro Parlamento potranno o non potranno utilizzare di fronte a situazioni che ancora non conosciamo. Ed essere neutrali non significa decidere in anticipo di non decidere.

Significa poter valutare autonomamente, caso per caso, come difendere gli interessi della Svizzera rispettando gli obblighi che derivano dalla neutralità. Questa capacità di giudizio non indebolisce la neutralità, ma ciò che le permette di funzionare.

Per questo il 27 settembre la scelta non sarà tra neutralità e NATO. Sarà tra mantenere la libertà di azione che la neutralità ci lascia oggi e pietrificarla nella Costituzione.

Per difendere la neutralità non abbiamo bisogno di legarci le mani.

Greta Gysin
Consigliera nazionale Verdi