NO alla legge sulle misure di polizia il 13 giugno 2021

La legge federale sulle “misure di polizia per la lotta contro il terrorismo” conferisce alla polizia federale un potere quasi illimitato per stabilire delle misure coercitive contro adulti e bambini innocenti e questo senza un sospetto di reato e senza controllo giudiziario. La legge non favorisce la sicurezza, ma al contrario apre la porta all’arbitrio. Minaccia i diritti fondamentali, stigmatizza le persone e ricorda i metodi dei regimi autoritari. Votate no il 13 giugno!

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LIMITAZIONE DEI DIRITTI UMANI

Le misure coercitive previste dalla legge di polizia – sorveglianza elettronica, divieto di contatto, divieto di lasciare o accedere ad aree determinate, divieto di lasciare il paese e arresti domiciliari – hanno un grave impatto sulla vita delle persone toccate e le loro famiglie. I diritti umani quali la libertà di movimento e di riunione, il diritto al rispetto della vita privata e familiare, il diritto al lavoro e all’educazione sono fortemente limitati. Questa legge non crea più sicurezza, bensì indebolisce i diritti fondamentali e marginalizza ed esclude le persone toccate.

TERMINI VAGHI E CARICHI DI CONSEGUENZE

La legge sulle misure di polizia utilizza volutamente dei termini giuridici vaghi che conferiscono all’Ufficio federale di polizia (fedpol) dei poteri decisionali molto ampi e comportano il rischio di limitazioni sproporzionate e arbitrarie dei diritti umani. I criteri vaghi per ordinare delle misure coercitive e la definizione estremamente ampia dell’“attività terroristica” sono particolarmente problematici.

PROGNOSI DI PERICOLO POTENZIALE

Affinché la fedpol possa ordinare delle misure coercitive è sufficiente avere degli “indizi” che la persona potrebbe, in futuro, dedicarsi a un’“attività terroristica”. Le misure preventive sono quindi ordinate sulla base di ipotesi sulle intenzioni e le azioni future di una persona – e quindi riguarderanno inevitabilmente delle persone per le quali si suppone unicamente che possano rappresentare un pericolo.

DEFINIZIONE DEL "TERRORE": TUTTI SOSPETTATI

L’unico criterio della "propagazione di paura e timore" con degli intenti politici è già considerato dalla legge come un’“attività terroristica”. Questa definizione non presuppone né un’infrazione penale, né l’impiego o la minaccia della violenza, che invece esigono gli standard internazionali. Quindi anche una protesta politica legittima, quale ad esempio lo sciopero per il clima, può essere considerata come “attività terroristica”.